domenica 23 luglio 2017

La serie della letteratura giapponese ~ 36~


Due foto del carro nell'epoca Heian

Makura no Soushi (36)

~ Il primo saggio in Giappone, scritto da Sei Shonagon ~

Il testo (35)

Venticinquesimo paragrafo (3)

L’uomo, entrando in casa di sua ragazza, che fa rumore quando apre la porta o l’avvolgibile in modo che tutti gli altri possano sentirlo.  È veramente incomprensibile perché lo fa, anche se non l’ha fatto apposta. È l’uomo insensibile!

La zanzara che vola attorno a mia faccia facendo rumore quando ho molto sonno.

La persona che sta sempre nel carro cigolante. Soprattutto, quando salgo nel carro di questa persona, mi sento esasperata anche per lei.

La persona che anticipa la conclusione del mio racconto con aria fiera. È la stessa cosa anche se sia il caso dei bambini. Questo tipo dei bambini, di solito, se io do qualche regalino a loro quando mi visitano, ci vengono spesso prendendo gusto a ciò. E entrano in mia casa senza permesso e mettono in disordine la camera. Mi fa arrabbiare proprio il loro atteggiamento di questo genere.

Il caso che una persona antipatica mi visita o sia in mia casa o sia nel palazzo imperiale. In questo caso, io solitamente faccio finta di dormire, pero, una delle mie serve viene a svegliarmi appositamente e mi scuote con l’aria sbalordita per la padrona dormigliona. Si sente l’odio anche per la serva in questo caso.

Una ancella di nuova venuta che insegna le varie cose all’ancella più giovane e nuova di lei, scavalcando le sue superiori, con la faccia come se fosse già informata tutto.

L’uomo che parla della vecchia amante lodandola alla sua ragazza presente. 
.
L’uomo che starnutisce senza riserva,


La persona che non chiude la porta quando esce fuori o entra nella camera. 

mercoledì 19 luglio 2017

La serie della letteratura giapponese ~ 35 ~


Sopra, due foto degli uomini che portano Eboshi corto e lungo

Il vestito Sokutai con Kanmuri

Makura no Soushi (35)

~ Il primo saggio in Giappone, scritto da Sei Shonagon ~

Il testo (34)

Venticinquesimo paragrafo (2)

Io odio anche:
Un uomo ubriaco che grida con l’alta voce e forza di bere il Sakè agli altri dandogli forzatamente il calice.

Una persona che invidia gli altri per qualunque cosa lamentandosi e parla sempre di qualcuno. Poi, vuole sapere i fatti degli altri per filo e per segno e dopo di che, ripete a pappagallo quello che ha sentito da altri come se fosse l’informazione originale sua.

Il bambino che comincia a piangere nel momento proprio quando sto per ascoltare la cosa importante. Un stormo di uccelli vola qua e là con tanto rumore d’ali cantando rumorosamente. Un cane che abbaia quando il mio ragazzo mi visita furtivamente. E poi, nel caso che il mio ragazzo, nonostante che l’ho ricevuto nel posto segreto dopo la fatica per non farlo scoprire dagli altri, russa.

E in genere, l’uomo che porta Naga-Eboshi (1) quando visita la donna furtivamente.  Soprattutto, quando lui entra in casa a rotta di collo per non farlo scoprire da nessuno, questo Eboshi fa un fruscio toccando qualche cosa. È veramente la cosa brutta!


(1) Naga significa “lungo” e Eboshi una specie del copricapo (come il cappello) di colore nero. Questo Eboshi è stato introdotto da Cina, nella dinastia di Tang (7 secolo). E nel periodo Heian, è diventato il copricapo quotidiano per gli uomini. I materiali sono la seta, canapa e garza, e ce ne sono diversi tipi (corto e lungo) come si vedono nella foto sopra, che erano decisi per la posizione sociale. I nobili lo portavano tutti i giorni tranne il caso d’andare al palazzo imperiale. Quando loro andavano al palazzo imperiale dovevano portare Sokutai (si vede anche nella foto sopra) che significa il vestito ufficiale con il copricapo chiamato Kanmuri (la corona).

domenica 16 luglio 2017

La serie della letteratura giapponese ~ 34 ~


Due foto di Tsuijibei


Makura no Soushi (34)

~ Il primo saggio in Giappone, scritto da Sei Shonagon ~

Il testo (33)

Ventiquattresimo paragrafo

Le cose di cui si beffa dai tutti:

Tsuijibei (1) di cui una parte si sgretola. La persona di cui tutti pensano un bonaccione.

N.B
(1) Tsuijibei è una specie del recinto di terra consolidata. Dal tempo vecchio, abitualmente è stato costruito attorno della casa della persona importante. Si vede ancora adesso, in alcuni templi buddisti e poi anche nell’ex-palazzo imperiale in Kyoto.

Venticinquesimo paragrafo (1)

Le cose esasperanti:

Il visitatore, venendo a mia casa quando sono occupatissima, continua a chiacchierare a lungo. Se questa persona sia un tipo facile da trattare, potrei magari di farla andare via con il pretesto plausibile, ma, se sia un tipo che riconosco i suoi meriti, dovrei tenerle compagnia irritando nel cuore. È veramente esasperante!

Il caso che ho strofinato il bastoncino d’inchiostro di china in Suzuri, (consultate per favore “La serie della letteratura giapponese ~ 9 ~”) non accorgendomi che c’era un capello. Poi anche quando stride il bastoncino perché ci mischiava una pietrina.

Poi, quando una della mia famiglia cade ammalata improvvisamente, noi chiamiamo il guaritore per mezzo di preghiera. Tuttavia, non trovandolo in sua casa, non so dov’è andato, dobbiamo mandare un servo a fare una commissione per cercarlo qua e là. E noi dobbiamo aspettarlo in ansia. E finalmente lui ci è arrivato dopo lunga attesa, ma, lui, forse avrà lavorato troppo, pronuncia delle formule magiche quasi addormentatosi per la stanchezza. In questo caso, mi sento odio per lui.

La persona poco importante che fa discorso orgogliosamente con la faccia piena di sorriso.

La persona che si scalda le mani al braciere fregandosele tante volte. Questo tipo di persona si scalda anche i piedi ogni tanto chiacchierando. È veramente maleducata! Io credevo che ne faceva solo la gente di classe bassa, pero, oggigiorno ne fanno anche i funzionari di condizione un po' elevata.

mercoledì 12 luglio 2017

La serie della letteratura giapponese ~ 33 ~


Due foto del tempio buddista Kiyomizu


Makura no Soushi (33)

~ Il primo saggio in Giappone, scritto da Sei Shonagon ~

Il testo (32)

Ventitreesimo paragrafo

Quelli che si tendono a poltrire:

Il dovere nel giorno di Shojin (1)

La preparazione che ha la disponibilità di tempo sufficientemente.

Il caso di fare Sanro (2) in un tempio per lungo tempo.

N.B
(1) Shojin  è il termine buddista che significa “la devozione “ e anche “la purificazione”. Quello si usa di solito per solo monaco, invece questo si usa anche per i laici. In questo saggio, naturalmente è il caso del secondo.
In questo periodo Heian, si aveva l’abitudine di purificarsi non mangiando la carne (di pesce) e non bevendo la bevanda alcolica in un certo giorno determinato, cioè il giorno 8, 14, 15, 23, 29 e 30 in ogni mese. In questi sei giorni, anche i laici teoricamente dovevano mantenere gli otto comandamenti come seguenti:
(1) Non uccidere
(2) Non rubare
(3) Non fare nessun atto sessuale
(4) Non dire la bugia
(5) Non bere la bevanda alcolica
(6) Non mangiare niente dopo il mezzogiorno
(7) Non vedere la danza e non ascoltare la musica, poi non deve ornamentarsi con qualsiasi accessorio e neanche profumarsi
(8) Non dormire sul letto alto attaccato con baldacchino (significa non deve dormire sul letto di lusso)
Non si sa se la gente di questo periodo ha rispettato tutti i otto comandamenti con molta severità, pero, è sicuro che la gente aveva l’abitudine almeno di purificarsi in un certo giorno.


(2) Sanro significa “chiudersi in un tempio buddista o scintoista per i certi giorni sia notte sia giorno per purificarsi”.  Nel vecchio tempo, questa purificazione si faceva prima di fare una festa scintoista per il rispetto per la divinità. Ma nel periodo Heian, è diventata la cosa più personale, cioè la gente ha cominciato a fare Sanro per pregare a Budda o alla Divinità delle cose personali. Sei Shonagon faceva anche Sanro ogni tanto nel tempio buddista Kiyomizu. 

domenica 9 luglio 2017

La serie della letteratura giapponese ~ 32 ~


Due foto del ventaglio giapponese


Makura no Soushi (32)

~ Il primo saggio in Giappone, scritto da Sei Shonagon ~

Il testo (31)

Ventiduesimo paragrafo 

Poi, se qualcuno mi rivolga la parola, per amore o per forza, scuotendomi quando ci ho sonno, è la cosa veramente esasperante!

Solitamente, nell’occasione dei cambiamenti dei personali (normalmente si procedono ogni quattro anni), nella casa di cui padrone si aspetta la promozione, tutti i membri della famiglia si agitano dalla mattina. Anche tanti parenti e conoscenti del padrone, ci radunatisi, aspettano la buona notizia bevendo e mangiando.  Perché tutti quanti sperano di avere qualche beneficio extra per la promozione del padrone. Anche il padrone, credendo della sua promozione, offre un lauto pranzo a tutti. Tuttavia, nell’ora che i cambiamenti dei personali sono finiti, se nessun messaggero dalla corte imperiale bussi la porta, è grave peccato. In questo caso, tutti capiscono che la promozione del padrone non c’è questa volta e loro vanno via con la disperazione.  E il padrone perde la faccia… È veramente peccato per lui!

Poi, quando uno chiede a qualcuno, credendolo un bravo pittore, di dipingere una pittura sul ventaglio che dovrebbe essere usato nella cerimonia grande, se quella non è tanto bella, è deplorevole davvero!
Poi, nel caso che c’è qualche felice evento in una casa, quando è arrivato il regalo da qualcuno, se il padrone non dà neanche una piccola mancia al latore che l’ha portato, è peccato!

Alla vigilia di Capodanno, se uno si bagna dopo essere andato al letto con qualcuna, è peccato o anzi non va bene veramente! (1)

N.B

(1) Nel palazzo imperiale, al Capodanno si celebra una cerimonia impostante chiamata Shihouhai. Shihou significa le quattro direzioni del cielo e della terra, e Hai vuol dire venerare. Cioè, verso alle quattro di mattina del Capodanno, l’imperatore, recitando il nome della sua stella (questa cosa è già decisa per l’anno della nascita d’ognuno, nel principio Yin e Yang), prega la fertilità di cinque cereali e la longevità alle quattro direzioni. I cortigiani quindi, per questa cerimonia, alla notte dell’ultimo giorno dell’anno, di solito dovevano mantenere loro stessi puliti fisicamente e anche mentalmente.

mercoledì 5 luglio 2017

La serie della letteratura giapponese ~ 31 ~

Dokko

Juzu


Makura no Soushi (31)

~ Il primo saggio in Giappone, scritto da Sei Shonagon ~

Il testo (30)

Ventiduesimo paragrafo ~ 3 ~

Poi, è peccato il caso come seguente:

Quando un esorcista è chiamato a una casa per cacciare via il fantasma (1), lui viene con aria sicura. E, lui, facendo tenere Dokko (2) e Juzu (3) a Yorimashi (4), recita un Sutra particolare con alta voce. Ma, non c’è nessun’aria da apparire il fantasma indebolita dalla sua preghiera. Tutti i membri della famiglia ci si radunano sia uomini sia donne e pregano anche loro interamente, ma, non possono vedere nessun effetto fruttuoso. Quando tutti cominciano ad avere dubbio, l’esorcista anche si è stancato perché ha continuato a recitare Sutra a lungo con alta voce e dice a Yorimashi togliendo da lui Dokko e Juzu:

“Ora, non posso fare niente di più. Tu, vai via! Comunque, oggi non vanno bene le cose.”

Poi, dopo aver fatto un grande sbadiglio, si è addormentato mettendo il gomito all’appoggio.

È il grave tradimento dell’aspettativa di tutti!

N.B

(1) Nel periodo Heian, si credeva che tutte le sfortune e malattie fossero provocate dal fantasma. La gente quindi, quando succedeva qualche disgrazia in casa, normalmente faceva pregare a un esorcista per cacciarlo via.

(2) Dokko è un arnese buddista usato per fare la preghiera.

(3) Juzu è il rosario buddista


(4) Yorimashi significa una persona di cui s’impossessa lo spirito sacro o il fantasma. In questo periodo, l’esorcista, per la sua preghiera, faceva impossessarsi lo spirito o fantasma a questa persona e sentiva quello che diceva lei, come la parola parlata proprio dallo spirito o fantasma. Solitamente, erano scelti i bambini, donne e qualche volta anche le bambole come Yorimashi. 

domenica 2 luglio 2017

La serie della letteratura giapponese ~ 30 ~

Sopra, l'illustrazione di Setsubun
Sotto, la soia e due maschere di diavolo




Makura no Soushi (30)

~ Il primo saggio in Giappone, scritto da Sei Shonagon ~

Il testo (29)

Ventiduesimo paragrafo ~ 2 ~

Quando si riceve una lettera, se non ce n’è attaccato nessun regalino, si sente delusa. Ma, nel caso della lettera mandata da Kyoto alla zona rurale, sarà un po’ diverso. Perché per la gente di campagna, sarà sempre molto piacevole di poter sapere qualsiasi notizia di Kyoto.

Poi, quando mando un messaggero per far portare una lettera scritta con tanta cura a un conoscente, se il messaggero torni dicendo che era assente lui, mi sento abbattuta. È ancora peggio se il mio messaggero me la restituisca sgualcita. Mi arrabbio veramente sia con il mio conoscente che era assente sia con il messaggero che trattava male la mia lettera. Poi, mi sento rabbia per chi rompe la promessa. Per esempio, io mando un carro a casa di questa persona per prenderla, ma lei era già uscita dimenticando la promessa. Ed io l’aspettavo in vano….

E poi, per una donna che è appena sposate, se il suo marito non visita più dopo alcuni mesi (1), sarà molto triste e dispiacere questa cosa. Soprattutto, nel caso che il marito era tolto dall’altra donna di alta classe, non si può fare che rassegnarsi. Questo sarà veramente peccato per lei.

La nutrice che trascura il bambino.

Quando mi visita un uomo che non aspettavo. È molto deludente, soprattutto nel caso che stavo aspettando il mio ragazzo col cuore in gola.

N.B
(1) Nel periodo Heian, quando si sposavano, l’uomo visitava casa della donna. Per realizzare il matrimonio, lui la visitava tre notti filate e all’alba, se ne andava. Poi, subito dopo, lui doveva mandarla una lettera. Questo era proprio la regola. Se lui non avesse mandato la lettera, il matrimonio sarebbe stato rotto. Invece se lui praticava il suo dover per tre giorni, si faceva la festa del matrimonio in casa della moglie. Ma, dopo, se lui non la visitava più, questo matrimonio si era estinto. Naturalmente non c’era niente il giuramento neanche il documento ufficiale del matrimonio.

Invece se il matrimonio continuasse a lungo, di solito il marito abitava in casa di sua moglie e succedeva lui stesso la casa e i beni della famiglia di sua moglie.